
Il Festival di Woodstock è stato il più grande evento musicale di tutti i tempi, andato in scena dal 15 al 18 agosto del 1969 nella zona nord dello stato di New York.
Simbolo del movimento hippie, la musica di Woodstock ha riunito artisti diversissimi tra loro, ma è entrato nella storia anche per le pecche nella sua organizzazione – a cominciare dalla scelta del luogo dove svolgere il concerto – e soprattutto l’inatteso accorrere di persone, circa mezzo milione, che contribuirono a creare uno dei peggiori ingorghi della storia americana. Ben 32 km di auto ferme, molte abbandonate per giorni da spettatori che preferirono raggiungere a piedi la zona del palco.
Le foto dell’epoca riportano lunghissime fila di Volkswagen Maggiolino – auto hippie per eccellenza, insieme al T1, il furgoncino del costruttore tedesco più noto con il nome di Bulli che è stato mezzo di trasporto e spesso anche casa per migliaia di figli dei fiori – ma anche di auto più squisitamente americane che all’epoca andavano per la maggiore, soprattutto tra i giovani. Come la Ford Mustang, prodotta a partire dal 1964, equipaggiata con un motore 2,8 litri e capace di 105 cavalli di potenza. O la Dodge Charger – una delle più classiche “muscle car” a stelle e strisce, entrata in produzione nel 1966 e presentata, al momento del debutto, con lo slogan “leader of the Dodge rebellion”, quasi a prefigurarne il destino tra le fangose colline di Woodstock.
Immancabili nelle foto d’epoca la Ford Fairlane, il cui nome derivava dall’omonima proprietà di Henry Ford comprendente villa e relativi giardini, ubicata a Deaborn, nel Michigan, e la Chevrolet Nova (chiamata anche Chevy II), auto – prodotta a Norwood Ohio – che per gli standard americani dell’epoca era considerata “compatta” e che nell’estate del 1969 era già alla terza edizione.
L’ingorgo paralizzò non solo le strade intorno alla zona rurale di Bethel (curiosità, tutti conoscono quel festival come Woodstock, una cittadina che in realtà si trova a 60 km da dove si suonò) fino al cosiddetto New York State Thruway, il sistema di autostrade che collega la Grande Mela con la parte settentrionale dello stato, ma raggiunse anche Buffalo ed il lago Erie. Gli organizzatori furono costretti a ripiegare su quell’area – molto più lontana dall’autostrada e difficile da raggiungere – dopo il rifiuto degli abitanti della zona di Wallkill, prescelta in origine. Una volta terminato l’evento ci vollero quasi tre giorni perché la situazione a Bethel tornasse normale.
Il set fu aperto alle 17 e 07 del 15 agosto da Richie Havens che – visto il ritardo di tutti gli altri artisti imbottigliati anche loro nel traffico – rimase sul palco per quasi tre ore. Nei giorni successivi si esibirono, tra gli altri, Joan Baez, Santana, The Canned Heat, Janis Joplin, i Creedence Clearwater Revival, gli Who, Joe Cocker, The Band, Crosby, Still, Nash and Young e Jimy Hendrix che rimase sul palco per due ore, fino all’alba del 19 agosto. A Woodstock la storia, della musica e non solo, era stata scritta.