L’idea di uno dei simboli della rinascita economica italiana nacque all’indomani della Seconda Guerra Mondiale.
Mario Pavesi, un giovane industriale di Novara, figlio di un fornaio, in un momento in cui le automobili private erano ancora meno di una per 1000 abitanti, aprì un piccolo negozio sulla Milano-Torino all’uscita per Novara. Un bar con tavolini, sedie ed una pergola all’aperto con lo scopo principale di essere una vetrina dei biscotti che produceva nella vicina fabbrica di famiglia.
Con l’inizio del boom economico, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, ogni giorno aumentava il numero delle auto e dei mezzi pesanti in circolazione e, sulle principali vie di comunicazione, iniziavano a comparire le corsie di sorpasso. Il bar Pavesi dovette essere ampliato con un’area ristorante. Era nato così il primo vero punto di sosta e di ristoro d’Italia. La prima stazione di servizio che sarebbe divenuto il modello per tutte le altre che seguirono.
Il 31 dicembre 1959 a Fiorenzuola d’Arda, cuore della valle del Po, tra Parma e Piacenza, sull’Autostrada del Sole, fu inaugurato il primo autogrill alla presenza dell’allora sottosegretario agli Interni Oscar Luigi Scalfaro, di Mario Pavesi ed Angelo Bianchetti, l’architetto che ne disegnò una dozzina.
Realizzato in acciaio, con la sua struttura a ponte (per questo chiamato Transatlantico) e le scale d’ingresso su entrambi i lati, ed un’area con le pareti di vetro, ospitava il ristorante da cui i clienti potevano affacciarsi su entrambe le carreggiate dell’autostrada che correva sotto, e fu la prima opera del genere in Europa. Fu completata in appena quattro mesi. Bianchetti s’era ispirato ad un modello americano, il ristorante Oasis della catena Fred Harvey a Chicago. Un decennio prima, anche Pavesi aveva avuto l’idea del nome delle sua aree di servizio durante un viaggio negli Stati Uniti: dalle grill-room dei piccoli ristorante disseminati lungo le Highways.
La risposta della Motta non si fece attendere: nel 1961 venne inaugurato il Motta Grill a Cantagallo, un colosso che domina il tratto dell’A1 tra Bologna e Firenze, e neanche quella di Alemagna, che lanciò gli Autobar. Iniziò così una sorta di competizione industriale tra i gruppi industriali e gli architetti che diede vita al periodo delle aree di servizio a forma di ponte: audaci opere di design e simboli di un’Italia ottimista.
Da allora niente fu più lo stesso per gli automobilisti italiani; le autostrade non erano più un mezzo per muoversi da un punto all’altra, ma anche una destinazione. La gente iniziò ad andare a consumare il pranzo della domenica negli Autogrill a ponte per guardare le auto che sfrecciavano sotto le vetrate, ma anche per perdersi tra gli scaffali e le vetrine per scoprire i prodotti pubblicizzati in TV, mantenendo le tradizioni italiane e, contemporaneamente, strizzare un occhio allo stile di vita nordamericano.
