
Ecco la storia di Ranco di Matra. Un’auto pratica, adatta al tempo libero, dallo spirito sbarazzino e dall’aria Off Road. La casa automobilistica francese Matra, intorno alla metà degli anni Settanta, realizzò una vettura innovativa che riuscì a ritagliarsi un suo spazio nel mercato dei fuoristrada ottenendo un successo oltre le aspettative anche se i consumi erano abbastanza elevati.
In Italia commercializzata come Ranch, aveva protezioni in plastica nera, che circondavano e proteggevano tutta la carrozzeria e la zona posteriore era dotata di portellone sdoppiato in poliestere rinforzato. La sua linea ricordava molto la Simca 1100 VF2 di cui aveva il telaio. A rimarcare la stretta parentela con il veicolo commerciale anche le sole due porte di accesso anteriore.
Nonostante questo la Rancho rappresentava lo spirito innovatore di Matra: si distingueva per essere maneggevole e più compatta delle “rivali”. La trazione sulle sole ruote anteriori era l’unico vero neo del modello, ma ciò non le impedì di essere considerata come il primo esempio di vettura crossover.
La Rancho presentava una gamma ben articolata, con una versione semplificata d’accesso, a cui seguiva la Gran Raid dall’aria più fuoristrada, la Rancho X più ricercata nei dettagli ed infine la versione Découvrable, dotata di capote, che poteva essere quindi rimossa lasciando l’abitacolo posteriore scoperto. Esisteva inoltre, ma solo per il mercato francese ed inglese, il Rancho AS, versione con soli due posti, omologabile come autocarro per risparmiare sulle tasse. La Rancho venne commercializzata inizialmente come Matra-Simca e, in seguito, con l’acquisizione della divisione Chrysler Europe da parte di PSA e della successiva dismissione del marchio Simca, sostituito dallo storico Talbot, come Talbot-Matra.
La produzione della vettura proseguì fino al 1984, totalizzando oltre 50.000 unità vendute.