La Ferrari 250 GTE 2+2, unica nel suo genere, fu utilizzata dal maresciallo Armando Spatafora in servizio alla Squadra Mobile di Roma per i servizi di pattugliamento notturno insieme ai colleghi Carlo Annichiarico, Dalmatio De Angelis e Giuseppe Savi. Armando Spatafora venne spedito a Maranello per frequentare il corso di guida per un bolide da pista, più che da strada.
La “3.999” (questo il numero di telaio) è una vettura che sa di storia sociale. Un’esistenza operativa che ha attraversato un’epoca-simbolo del ventesimo secolo: il boom economico, la motorizzazione di massa, la “Dolce Vita”. Con i loro aspetti belli e non. Il “miracolo italiano” portò con sé anche lo sviluppo delle tecniche dei malviventi che, unitamente all’aumentare del tenore di vita degli Italiani, accrebbero via via il loro numero di azioni criminose. Era necessaria una rapida risposta da parte delle Forze di Polizia con interventi veloci ed in possesso di un’immagine personale grintosa, che desse un’idea di elevatissima operatività e fungesse anche da deterrente per chi avesse in mente di compiere un’azione da Codice penale.
La Squadra Mobile di Roma, nel 1962, ottenne l’autorizzazione dal Ministero dell’Interno per allestire a Maranello una Ferrari 250 GTE 2+2: l’elegante coupé a tre volumi che inaugurò l’epoca delle sportive “Gran Turismo” del Cavallino.
Un motore leggendario il 3.0 V12, con potenza di 240 CV a 7.000 giri/min, per una velocità massima di 230 km/h spostato in avanti, corpo vettura disegnato da Pininfarina: lo splendido esemplare Ferrari, l’unica auto privata a circolare in livrea Polizia (sirena, lampeggiante blu sul tetto e carrozzeria nera), rimase in servizio fino al 1968.
Per la criminalità la musica cambia: inseguimenti a rotta di collo, ma stavolta la macchina non si lascia seminare. Via Veneto, via Nomentana, sotto San Pietro, “Ma con le sirene spente, per non svegliare il Papa…”.
Rimane mitico l’inseguimento una notte di marzo del 1964 di un’Alfa 2500 rossa per tutta la scalinata di Trinità dei Monti. Mentre l’Alfa si trova con cerchioni spaccati, coppa dell’olio crepata e fumo che esce da tutte le parti, la Ferrari, pure scalcagnata gli è addosso. In un baleno il malvivente si trova coi ceppi ai polsi: “Brigadiè, ammazza come corri!”.