L’Italia al casello, la storia delle autostrade

26 Luglio 2022

storia autostrade

Lo sviluppo delle autostrade ha contribuito a trasformare radicalmente paesaggi, economia e cultura del nostro Paese. Un tema oggetto di una splendida mostra che si svolse alla Triennale di Milano nel 2013, da cui è tratta l’immagine che abbiamo scelto (archivio storico Touring Club Italiano).

Tanti i passaggi simbolo, a partire negli anni Venti dall’ideazione della prima autostrada del mondo, la Milano-Laghi, all’epoca del boom economico degli anni Cinquanta e Sessanta. Fu allora che iniziò la costruzione della Milano-Roma-Napoli ed aprirono i cantieri della Milan-Torino, della Milano-Venezia, dell’Adriatica e della Salerno-Reggio Calabria.

Contemporaneamente vennero realizzati i principali trafori alpini per facilitare i collegamenti con il resto dell’Europa, che diedero un ulteriore impulso alla motorizzazione ed al turismo.
Allo sviluppo di una rete strategica del Paese si è accompagnato un processo di privatizzazione e concessioni con relativi rinnovi.

Era il 1950 quando, per iniziativa dell’Iri, l’istituto per la Ricostruzione Industriale, nasceva la Società Autostrade Concessioni e Costruzioni S.p.a. per contribuire alla ricostruzione post bellica dell’Italia. La prima Convenzione tra Anas e Autostrade (1956) fu un importante tassello nella storia delle infrastrutture italiane, visto che questa convenzione prevedeva che co-finanziassero la costruzione e la gestione dell’Autostrada del Sole Milano-Napoli, che venne inaugurata nel 1964.

Risale al 1982 la costituzione, con l’aggregazione di altre società concessionarie autostradali, del Gruppo Autostrade. A seguire, nel 1987, Autostrade debuttò in Borsa e pochi anni dopo introdusse il Telepass, il primo sistema al mondo su larga scala per il pagamento dinamico del pedaggio. Nel 1997 arrivò la firma della nuova Convenzione, che prevedeva l’estensione della concessione dal 2018 al 2038.

Ma l’anno che ha segnato il cambio di passo nella storia delle autostrade italiane è il 1999.
L’Iri decise di privatizzare la società delle autostrade e si passava dal pubblico al privato, ossia la proprietà della rete restava dello Stato, ma la gestione e la manutenzione, remunerate dalle tariffe, passavano a società private.
Subentrò con il 30 % un nucleo di azionisti privati, riuniti nella Società Schemaventotto Spa che fa capo alla famiglia Benetton e che rappresenta, ancora, attualmente il socio forte del gruppo.

Nel corso del 2003 nacque Autostrade per l’Italia, controllata al 100% da Autostrade S.p.A., quella che oggi si chiama Atlantia, holding di partecipazioni quotata alla Borsa di Milano.
La stragrande maggioranza delle autostrade italiane è soggetta al pagamento di un pedaggio, le cui tariffe vengono decise dallo Stato, i cui proventi dovrebbero servire alle società concessionarie per finanziare la manutenzione ordinaria e straordinaria.

Nel 2018 la scadenza della concessione venne posticipata al 2042. In cambio, la società accettò una riduzione dell’aumento dei pedaggi e la costruzione della cosiddetta Gronda di Genova. Ma poi il 14 agosto del 2018 crollò il ponte Morandi, 43 persone persero la vita. E da lì nacque un altro, doloroso, capitolo. Alla fine di un lungo braccio di ferro, che registrò toni accesi sul versante politico e che comportò risvolti anche giudiziari, Autostrade non si è vista revocare le concessioni, ma i Benetton sono usciti gradualmente dalla società e Cassa depositi e prestiti è entrata nel capitale.

 

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