
La storia di Alfa Romeo 2600. Un’auto poco ricordata, ma dal motore straordinario: sei cilindri da 130 cavalli in linea tutto in alluminio e sempre con distribuzione bialbero, un vero capolavoro. In termini di prestazioni l’Alfa Romeo 2600 sbaragliava tutte le concorrenti: Mercedes Benz, Jaguar o Lancia che fossero. Nella prova di Quattroruote superò i 180 e segnò un tempo appena superiore ai 13 sec sullo 0-100: nulla che 220 SE, MK II 2,4 o Flaminia potessero sognarsi.
Eccezionale era l’elasticità del motore, che consentiva alla massiccia berlina di partire da ferma senza sforzo addirittura con la quinta marcia innestata.
Tra i difetti proprio la scarsa manovrabilità del cambio a cinque marce con leva al piantone e la durezza dello sterzo.
Non eccessivo fu il successo commerciale, forse anche per una linea già rifiutata con la 2000 e troppo poco modificata, ma anche per una mancanza di rifinitura e di dotazione accessoristica ormai imbarazzante per la categoria di automobili in cui rientrava.
Direzione sbagliata nello stile con i profili cromati eliminati solo la 2600 De Luxe del 1965. Una luminosissima creatura di Sergio Sartorelli per OSI, accessoriabile con condizionatore e vetri elettrici, che non riuscì a superare i 54 esemplari venduti a causa del prezzo pari ad un milione di lire (equivalente a due Fiat 500) in più, accessori esclusi, della già non economica berlina di serie.
L’Alfa Romeo 2600 venne tolta dal listino nel 1969.