
9 novembre 1989. Trentadue anni fa la caduta del Muro di Berlino. Per decine di migliaia di tedeschi a lungo finalmente la possibilità di spostarsi nel mondo occidentale a lungo agognato. Ed ecco file di Trabant e Wartburg (il fulcro della produzione automobilistica della Ddr) incolonnate e stivate di persone, bagagli e speranze.
Caduta del Muro di Berlino, Trabant come simbolo di libertà. In particolare la Trabant, piccola bicilindrica prodotta dalla Veb Sachsenring Automobilwerke (VAG) gridava “Libertà” al mondo intero. La “Trabi”, dal prezzo contenuto, anche se proporzionalmente ben superiore rispetto al salario medio, andava saldata subito, al momento della prenotazione. La Trabant, nome che significa “satellite” in omaggio alla corsa sovietica allo spazio, era l’auto del popolo. Prodotta dal 1957 al 1991 (non rispettava gli standard di emissione vigenti nella Germania unificata), aveva motore bicilindrico a due tempi raffreddato ad aria, inizialmente 500 cc e 18 CV, cilindrata poi portata a 600 cc; cambio al volante. Oggi è possibile vederne ancora molte per le vie di Berlino e nei paesi dell’ex cortina di ferro, a testimonianza della robustezza e della qualità del progetto.
Caduta del Muro di Berlino, Non solo Trabant come simbolo di libertà. Anche la “quattro porte” Wartburg assunse, agli occhi di tutto il mondo, un ruolo di veicolo-simbolo. Era il modello alto di gamma. Chi poteva permetterselo (ovvero funzionari di Stato, dirigenti di Polizia e Forze armate: in pratica, l’“Apparatchick” di regime) faceva affidamento sul modello “premium” nell’allora Ddr. Wartburg, dal nome dell’omonimo castello che sorge nei dintorni di Eisenach (città della Turingia “patria” di Johann Sebastian Bach), era equipaggiata con un motore da 900 cc a tre cilindri e due tempi; costava più di due Trabant, tuttavia fu, sino al 1991, prodotta in 1,8 milioni di esemplari – nelle configurazioni berlina tre volumi, Kombi (station wagon), e perfino Coupé e Cabriolet – ed esportata anche in alcuni mercati esteri.
Il mondo automobilistico nell’ex Germania Est annoverava anche alcune aziende artigianali, specializzate nella produzione in quantitativi esigui di modelli sportivi. Fra questi da ricordare Melkus, fabbrica di Dresda fondata nel 1959 da Heinz Melkus, ex pilota di buon livello che produsse monoposto di Formula 3 e Formula 2, nonché una bella coupé a due posti, con motorizzazioni Wartburg che consentivano alla piccola sportiva di raggiungere i 200 km/h. La Melkus RS1000, prodotta dal 1968 al 1980 in pochissimi esemplari (poco più di un centinaio) venne soprannominata “Ferrari dell’Est”.