Lancia Beta, 50 anni fa iniziava l’era Fiat

22 Gennaio 2022

lancia beta fiat

Lancia Beta, 50 anni fa iniziava l’era Fiat. La rivoluzionaria berlina Beta fu il primo modello nato dopo l’acquisto di Lancia Automobili da parte della Fiat nel 1969. Presentata al Salone di Torino del 1972, era anticonvenzionale con il suo profilo arcuato ed i contenuti costi di produzione (approccio poco consono agli standard della Lancia).

Lo stile, ideato da Gianpaolo Boano, si caratterizzava per il profilo fastback, simile a quello di altri modelli del periodo. Al posto del portellone c’era uno sportello di dimensioni ridotte, simile a quello dell’Alfasud, che rendeva meno agevoli le operazioni di carico del baule. Ciò, tuttavia, non inficiò il volume del bagagliaio, capiente e ben sfruttabile.

A bordo la Lancia Beta si faceva apprezzare per lo spazio ed il comfort, aiutata dalle dimensioni. L’abitacolo era caratterizzato da una plancia simmetrica, studiata per facilitare lo spostamento del volante e della strumentazione nei mercati con guida a destra. La berlina venne equipaggiata con propulsori bialbero di origine Fiat, disponibili inizialmente nelle cilindrate 1.4, 1.6 e 1.8 litri, con potenze comprese tra 90 e 110 CV. Dal punto di vista meccanico invece la Beta prevedeva uno schema “tutto avanti” con motore e trazione anteriori. Le unità, abbinate al cambio a cinque marce (cosa non scontata a quei tempi) vennero disposte in posizione trasversale, consentendo di ridurre gli ingombri nell’abitacolo.

Il grande pubblico si schierò in due fazioni distinte, tra denigratori ed estimatori che accompagnarono l’intera carriera della Lancia Beta berlina. All’estero il nuovo modello venne visto con interesse e fu commercializzata anche Oltreoceano. Piacque molto nel Regno Unito (all’epoca il secondo mercato dopo l’Italia), ma in poco tempo la sua reputazione crollò per via della corrosione, un problema diffuso sulle Beta e su molte altre vetture nostrane.

Una nota dolente frutto di concause, come l’utilizzo di acciai di bassa qualità, ma anche di veri e propri sabotaggi sulle linee di montaggio, atti a screditare il gruppo Fiat sullo sfondo degli aspri conflitti sociali in corso. Dinamiche in cui, anche le vetture si trovarono ad essere vittime inconsapevoli della cosiddetta “Strategia della Tensione”.

 

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