Quando la Sip girava in Fiat Giardiniera

25 Gennaio 2022

sip fiat

C’era una volta la SIP. Chi non ricorda la principale azienda di telecomunicazioni italiana, poi trasformata in Telecom Italia che utilizzava i mezzi Fiat per i suoi dipendenti? Sorta nel 1899 come Società Idroelettrica Piemontese, dopo la nazionalizzazione dell’industria elettrica italiana (1963), reimpiegò i capitali derivanti dal rimborso della cessione forzosa degli impianti, investendo nel settore telefonico.

Un parco automezzi vintage degno di nota a partire dalla Fiat 500 Giardiniera, una piccola utilitaria prodotta a partire dal 1966 fino all’arrivo della 500 F. Una sua particolarità era il portellone posteriore, incernierato a sinistra, che integrava anche una piccola parte di tetto: ribaltati i sedili posteriori, si otteneva un vano di circa un metro cubo nel quale poteva essere sistemato un carico di 200 kg. Il motore era allocato apposta sotto il pavimento, con una sistemazione rivoluzionaria che ha interessato il carburatore e tutti i principali organi meccanici. Con una potenza di 17,5 CV, il collaudato bicilindrico da mezzo litro faceva sfrecciare la piccola “latin lover” a trazione posteriore fino a 100 all’ora, a fronte di consumi molto bassi.

Gli operai della Sip si spostavano anche con i “pulmini” Fiat 850. C’è tanta Italia in loro. Non erano grandi, né potenti. Non erano neppure particolarmente belli. Eppure sono stati loro a muovere persone, cose, giornate ed aspirazioni negli anni Sessanta e Settanta. Appena due metri di passo, uno e mezzo di larghezza ed una capacità di carico ridotta a 600 kg. Eppure bastava agli innumerevoli artigiani, commercianti e – nella versione autocarro con le sponde ribaltabili – persino ai muratori, cioè tutti i protagonisti quotidiani dell’Italia del benessere. I punti di forza del motore dell’850T stavano nella razionalità dell’albero a camme sistemato nel basamento, nel raffreddamento ad acqua forzato mediante pompa e nell’accensione a puntine e spinterogeno.

E la mitica Panda? Debutta nel 1980 col vecchio bicilindrico, raffreddato ad aria, da 652 cc e 30 CV, e col nuovo quattro cilindri, da 903 cc e 45 CV, la nuova best seller del Bel Paese. Tramite una speciale copertura in plastica, montata al posto del portellone, diventa anche un minivan, molto utilizzato dalla compagnia telefonica. Grazie all’estro di Giugiaro vince il premio Compasso d’Oro nel 1981.

Guardando oggi questi mezzi è facile, per chi non è più molto giovane, essere sopraffatti dalla tenerezza. Bei tempi, davvero.

 

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