La Méhari di Giancarlo Siani, simbolo di libertà

27 Settembre 2022

méhari giancarlo siani

Il volante di una Citroën Méhari verde Tibesti targata NA K14314 è l’ultimo oggetto su cui Giancarlo Siani ha posato le mani prima di essere assassinato dalla camorra la sera del 23 settembre 1985, a Napoli, nel quartiere Vomero, a pochi passi da casa sua. Una vettura scoperta, senza sportelli né tetto – che diviene metafora dell’enormità dello scontro sostenuto da quel giornalista-ragazzino di 26 anni che sfidò a petto nudo i clan, svelandone i segreti, raccontandoli dal di dentro, esortando e sollecitando con i suoi articoli e parole la coscienza della gente.

Da allora quell’auto è diventata “La Méhari”, simbolo di memoria e libertà, la sintesi perfetta del sacrificio quotidiano di donne ed uomini impegnati nella difesa della legalità, a volte anche a costo della vita.

Giancarlo fu ucciso perché faceva seriamente il suo mestiere. Corrispondente da Torre Annunziata per il quotidiano «Il Mattino», raccontava la verità. Celebre è il film “Fortapàsc” di Marco Risi che racconta la vicenda personale di Giancarlo. Prima di realizzarlo, la Méhari di Giancarlo fu ritrovata in Sicilia. Era stata acquistata ad un’asta giudiziaria e lasciata in una campagna con tanto di terriccio e galline. Bastò riverniciarla, cambiare candele, batteria ed olio al motore per rimetterla in moto.

La Méhari di Giancarlo Siani è custodita nel Palazzo delle Arti di Napoli.

 

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