
Fiat Campagnola, l’off-road nata nel Dopoguerra per soddisfare le richieste del Ministero della Difesa, ha scritto un’importante pagina di storia. Nel 1952 per attraversare l’Africa da Città del Capo ad Algeri ha impiegato 11 giorni, 4 ore, 54 minuti e 45 secondi. Un record mai più battuto. Una straordinaria avventura che venne affidata al pilota Paolo Butti, forte dell’esperienza maturata nel corso di precedenti raid africani, affiancato dal collaudatore Fiat Domenico Racca, che aveva seguito la messa a punto del prototipo militare.
Vennero allestite due vetture partendo dalla versione a passo lungo, con carrozzeria speciale chiusa, attrezzate con un robusto portapacchi sul tetto, due fari ausiliari sui parafanghi, un lettino da viaggio ripiegabile, portadocumenti in rete, termometri ausiliari di acqua ed olio, taniche per la benzina ancorate alla carrozzeria, pala, piccone e diversi ricambi meccanici tra cui una balestra intera fissata al paraurti anteriore. Al viaggio di andata parteciparono anche il cineoperatore dell’Istituto Luce Aldo Pennelli e la moglie del pilota, Maria Pia Butti.
L’auto che portò a termine il tragitto da Nord verso Sud venne dotata di carrello per contenere tutta l’attrezzatura, in particolare quella cinematografica. La seconda, quella che fece il viaggio di ritorno, fu modificata in tempo reale secondo le indicazioni dell’equipaggio, inviate via telegrafo.
Butti e Racca partirono da Città del Capo alla volta di Algeri la mattina del 21 gennaio 1952, affrontando diverse difficoltà ed un percorso in pessime condizioni. Superata persino la neve sulle cime del Piccolo Atlante la Campagnola raggiunse il traguardo il 1° febbraio 1952. Il viaggio venne coperto con due giorni e mezzo di anticipo rispetto al record precedente. La lunghezza del percorso calcolata sulle mappe è di 14.193 km, ma il contachilometri della Campagnola indica che ne furono percorsi 15.256.
Una vera fuoristrada italiana, progettata da Dante Giacosa ed ispirata alle americane Jeep Willys. Solida e versatile, si è prestata anche all’uso in agricoltura – da cui il nome- ed è stata prodotta in due diverse generazione dal 1951 al 1987.
Oggi la protagonista dell’impresa è esposta nell’Heritage HUB di Torino.