
Fiat X 1/23, la storia di una microcar. Esordì al Salone di Torino del 1974 la compatta due posti perfetta per destreggiarsi nel traffico cittadino allora, figurarsi oggi. Antesignana della mobilità odierna la city car era dotata di un propulsore completamente elettrico con regolatore di tensione all’avantreno. Una vettura avveniristica che disponeva di un sistema alternativo di alimentazione che, almeno per muoversi, non necessitava di combustibili fossili.
Frutto della matita di Gian Paolo Boano al Centro Stile Fiat, lunga poco più di due metri e mezzo, era in grado di offrire due confortevoli posti con le batterie posizionate nella parte posteriore. Esternamente spiccavano vistosi paraurti e protezioni laterali in gomma.
Con la forma di un perfetto cuneo molto corto, la Fiat X 1/23 si mostrò come microcar dalle linee avveniristiche e grande attenzione alla sicurezza, in cui gli ingombri degli accessori erano ridotti senza trascurare il comfort di bordo, anzi. Per la prima volta su una vettura così piccola comparve un efficace impianto di climatizzazione, necessario perché i vetri anteriori erano fissi ed i deflettori posteriori si aprivano a compasso.
Fu un’auto da laboratorio perché consentì alla Casa torinese di sperimentare batterie di tecnologie differenti. Nata con batterie al piombo, la Fiat X 1/23 venne equipaggiata con accumulatori al nichel-zinco prodotti dalla società americana Yardney, in grado di assicurare un rapporto tra peso e Watt/ora particolarmente favorevole. La sua autonomia raggiungeva i 70 chilometri.
Oggi il prototipo Fiat X 1/23 è conservato nell’area denominata “Eco and sustainable” dell’Heritage HUB di Torino.