
Una sportiva di famiglia: la Fiat 128 Sport.
Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, continuavano ad essere gradite dal pubblico le coupé derivate dalle piccole e medie berline di grande produzione. La Fiat aveva riscosso un consistente successo di vendite con la 850 Coupé, ma si trovava in difficoltà non avendo un valido modello sportivo da proporre quale alternativa economica alle blasonate Alfa Romeo e Lancia che, in quegli anni, rappresentavano l’eccellenza nel settore di mercato. Inoltre, importanti case come Ford, Opel e Renault avevano iniziato a proporre modelli coupé dall’aspetto aggressivo e dal temperamento turistico che si rivolgevano ad una fascia di utenza disposta ad accontentarsi di prestazioni ridotte, ma compensate da ridotti costi d’acquisto e d’utilizzo e da una abitabilità sufficiente per quattro persone.
Fiat ruppe gli indugi e propose, al Salone di Torino del 1971, quattro versioni della 128 con motori da 1,1 e 1,3 litri: 1100 S; 1100 SL (la best seller); 1300 S (la Cenerentola) e 1300 SL; facile immaginare che S stava per Sport ed L per Lusso. Nel giorno del debutto vennero raccolti ben 2000 ordini, mentre negli anni venne venduta in oltre duecentomila esemplari.
Rispetto alla Fiat 128 del 1969 aveva scocca irrobustita (meno ventidue centimetri) e pianale rinforzato mediante un tunnel centrale integrato da una struttura perimetrale ad ausilio della scocca portante.
Per la versione S si scatenarono i preparatori più in voga del momento come Trivellato e la Scuderia Filipinetti allora capitanata da Mike Parkes. Così allestita la Fiat 128 S poteva contare su 150 CV e su di un assetto molto valido diventando estremamente competitiva; se la vide sulle piste con l’Alfa Romeo Giulia Sprint GTA Junior nella categoria Turismo fino a 1300 sopravanzandola in più di un’occasione: credenziali di sportività e di pregevolissima progettazione.