
Alfa Romeo e Fiat impegnati nella produzione di elettrodomestici.
Riflettori puntati sulle produzioni alternative dei grandi brand automobilistici, a partire da Alfa Romeo, che iniziò a produrre cucine elettriche a metà degli anni Quaranta. La scelta può apparire singolare, ma al contempo è indicativa di una progettualità che guarda alla fine del conflitto con un certo ottimismo. Nel 1944 realtà come Smeg, Indesit ed Ariston non sono ancora nate e la produzione di elettrodomestici, all’epoca apparecchi molto costosi e poco diffusi, è demandata alle grandi industrie metalmeccaniche. Alcune di esse assumono il ruolo di semplici assemblatori, mentre altre si occupano del progetto in toto. È il caso dell’Alfa Romeo, le cui cucine vengono interamente disegnate e prodotte entro le mura del Portello a cavallo del 1944 e del 1946 (anno in cui dai suoi cancelli uscirono appena 6 vetture). Attrezzate di forno, un vano per una pendola di grosse dimensioni ed una serie di piastre di varie dimensioni, comprensive anche di una serie di istruzioni per l’uso, tra cui le temperature di cottura a cui ‘l’operatrice’ (rigorosamente al femminile) deve attenersi per una perfetta riuscita delle pietanze.
Erano gli anni Cinquanta quando Fiat e Smeg si incontrano per la prima volta. A Torino il 4 luglio 1957 veniva presentata la Nuova Fiat 500 – ma anche lo sviluppo degli elettrodomestici “bianchi”. Da quell’incontro nasce un’intesa che porta Fiat a produrre anche frigoriferi grazie alla preziosa collaborazione con Smeg.