
Ecco l’affascinante storia dei taxi. Un tempo che fu i tassisti indossavano la divisa: un camice color caffellatte ed il berretto con la visiera simile a quello dei ferrovieri. Chi li ricorda porta con sé un affascinante spaccato di vita italiana.
Una delle automobili più diffuse era la Fiat 1100 BL, dall’aspetto quasi severo col muso carenato ed i fanali sui parafanghi, che sembravano occhi accigliati; si contendeva il primato con la sobria ed elegante Lancia Ardea e con la mastodontica Augusta che portava gagliardamente i suoi numerosi anni di vita: tutte accomunate dalla posizione della ruota di scorta a vista sul retro o sulla fiancata prima dello sportello anteriore.
Ma ripercorriamo insieme la storia dei taxi. Sembra che i primi esempi si possano far risalire al 1800; precedentemente all’invenzione dell’automobile un servizio similare era quello fornito da carrozze trainate da cavalli; le prime regolamentazioni si ebbero a Parigi e Londra.
L’etimologia del termine “taxi” pare che abbia tre probabili origini differenti. Una prima versione propende per l’antico termine greco tachus, che significa “veloce”. Esiste poi una seconda versione, nella quale si sostiene che il termine “taxi” derivi dalla nobile famiglia tedesca Thurn und Taxis, che dal 1490 detenne per secoli il monopolio del servizio postale nell’impero tedesco. La terza ed ultima versione potrebbe invece collegarsi alla svolta tecnologica del 1891, quando un inventore tedesco produsse il primo tassametro. L’etimologia del termine potrebbe essere dunque riconducibile al prefisso tax (costo).
L’idea di utilizzare l’automobile per servizio pubblico nasce comunque in Germania, a Stoccarda, nel 1896 per iniziativa della ditta di trasporti Friedrich Greiner che commissionò una carrozza a motore accessoriata di alloggiamento per il tassametro. L’automobile era in grado di percorrere 70 km al giorno ed ebbe un successo immediato.
Negli anni successivi questa pratica si diffuse in tutte le altre metropoli ed a New York si assistette alla prima compagnia che, dopo aver constatato che si trattava del colore meglio visibile a distanza, decise di dipingere le sue vetture di giallo.
In Italia fu un regio decreto del 1927 a stabilire che le automobili destinate al servizio pubblico fossero dipinte di verde con il padiglione in nero; le due colorazioni dovevano essere separate da una striscia sulla linea di cintura con i colori della città di appartenenza. Rimasero così fino alla metà degli anni Settanta, sebbene già un Decreto del Presidente della Repubblica del 1959 avesse cancellato quella vecchia imposizione cromatica liberalizzando la scelta del colore. Singolare il caso di Torino dove una disposizione comunale, considerata la difficoltà di riconoscerli a causa delle colorazioni diverse che ognuno sceglieva, impose dal 1976 il giallo. Più tardi cominciarono a diventare bianchi, fino all’ufficialità nel 1992 con il Decreto dell’allora Ministro dei Trasporti.