
Sono trascorsi 41 dal terremoto in Irpinia. Era il 23 novembre del 1980 quando la terra cominciò a tremare, provocando in soli 90 secondi una devastazione senza precedenti. 3.000 morti, 9.000 feriti ed oltre 300.000 senzatetto fanno del terremoto dell’Irpinia l’evento più catastrofico della storia repubblicana.
Una vettura molto diffusa nel periodo del sisma era la Fiat 850. Prodotta tra il 1964 ed il 1971 in oltre due milioni e duecentomila esemplari, era nata per riempire il vuoto che vi era tra la 600 e la 1100 (non a caso 850 è la media aritmetica dei due numeri).
Il lavoro di Dante Giacosa (capo progettista Fiat dell’epoca) fu semplice, ma innovativo: venne utilizzata come punto di partenza la struttura base della 600 (inclusi tetto e cellula abitativa) e la meccanica (rivista in molti particolari, come le sospensioni posteriori ed il motore), con degli accorgimenti (aumento lunghezza carrozzeria, abitacolo più spazioso, impianto di riscaldamento con radiatore proprio per citarne alcuni) che resero la vettura agli occhi del pubblico un enorme passo avanti rispetto alla 600.
Le automobili, mezzi pesanti, furgoni andavano e venivano per prestare soccorso. Fu davvero tanta la solidarietà ed il senso di comunità che si crearono, davvero determinata fu la volontà e la forza per ripartire. Sentimenti che consentirono allora di reagire, di affrontare la drammatica emergenza e, quindi, di riedificare borghi, paesi, centri abitati, e con essi le reti di comunicazione, le attività produttive, i servizi, le scuole.
La tragedia segnò un punto di svolta sia in tema di gestione delle emergenze territoriali sia nel perfezionamento delle norme in materia di ricostruzione dei territori altamente sismici.