I rapporti tra la la Thatcher e le auto

03 Maggio 2022

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La Thatcher ed i rapporti con il mondo auto. Una Lady di Ferro anche in materia di rapporti con il settore automotive. Margaret Thatcher, Primo ministro del Regno Unito dal 4 maggio 1979 al 28 novembre 1990, fu la prima donna ad aver ricoperto tale incarico e rimase in carica per più tempo nella storia del Regno Unito. Molti le addebitano il fallimento dei marchi storici delle quattro ruote made in England.

Nella metà degli anni Sessanta il settore automotive britannico era leader in Europa, degno concorrente dei tedeschi. Ruotava intorno, principalmente, alla British Leyland, nata dalla fusione tra la British Motor Corporation e la Leyland Motors, attiva sul mercato dal 1968 al 1986.

La Leyland, nata nel settore dei veicoli industriali, aveva acquisito nel 1961 il Gruppo Standard (a cui apparteneva la Triumph) e nel 1967 la Rover e la Land Rover. La Bmc, invece, era proprietaria di Austin, Morris, Austin-Healey, Mg, Jaguar ed altri marchi minori. La società nata dalla fusione, denominata inizialmente come British Leyland Motor Corporation, di fatto controllava quasi l’intera produzione automobilistica inglese: ne rimanevano fuori Rolls Royce, Bentley, Aston Martin ed i marchi del Gruppo Rootes (Hillman, Sunbeam, Talbot e Singer).

I dirigenti decisero di razionalizzare la produzione, ma la crisi petrolifera seguita alla guerra del Kippur, l’insuccesso di alcuni modelli fondamentali, gli sforzi del management dedicati più alla lotta contro i sindacati che alla realizzazione di modelli adeguati alle richieste dei consumatori, condussero alla richiesta di un intervento dello Stato per salvare migliaia di operai impiegati nelle fabbriche di Birmingham.

Richiesta sempre respinta con decisione proprio dalla Thatcher, che non vedeva la ragione di mettere denaro pubblico per un’azienda privata. E decise di spingere per la ricerca di una degna erede della Mini.

La scelta cadde sulla Austin Metro, automobile di segmento B che, grazie a un riuscito debutto, rappresentò una vitale boccata d’ossigeno per la casa automobilistica inglese. Fu una delle automobili più vendute di sempre, oltre che la quarta vettura inglese per volume di produzione.

A dispetto della ripresa, nel 1975, venne scelta la strada della nazionalizzazione e della ricerca d’un compratore per le varie divisioni del colosso. Negli anni Ottanta, a fronte di una progressiva riduzione dei modelli e dei marchi (vennero soppressi Morris e MG), Austin, Rover e Mini (unite nell’Austin Rover Group) vennero cedute alla British Aerospace Jaguar, Daimler e Vanden Plas alla Ford, mentre la Triumph, dopo una breve esperienza di costruzione su licenza della Honda Ballade, venne chiusa. E l’automotive made in England si avviò al progressivo declino.

 

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