La storia dei veicoli pubblicitari

14 Giugno 2022

veicoli pubblicitari

Veicoli pubblicitari: una storia di costume. Marchi, loghi e slogan riportati sulle auto: una moda nata negli Stati Uniti e ripresa in Italia a partire dagli anni Cinquanta. Uno dei primi automezzi pubblicitari fu quello varato dalla Pirelli nel 1949 per diffondere prodotti per l’agricoltura. Un’idea innovativa, dal momento che la pubblicità appariva solo nei giornali o si ascoltava alla radio: l’impatto visivo funzionava molto perché i passanti erano “quasi” costretti a guardare.

Una forma propagandistica che ovviava alla scarsità dei lettori (anche a causa dell’analfabetismo ancora elevato) ed alla chiusura della radio quando iniziava la sfilata reclamistica.
Sulle auto venivano riprodotti i modesti desideri degli Italiani di allora: lavarsi i denti con i dentifrici che usavano gli attori americani, comprarsi una macchina per cucire, bersi una Coca Cola o un Chinotto.

A dare corpo a questi desideri veicoli a forma di tubetto di dentifricio (Odol, Binaca, Chlorodont), di libro (Utet), di saponetta o dentifricio (Durban’s), di scatola di lucido da scarpe (Tana), trasformati in tram (Campari Soda), treni (Ferrero), motoscafi (Campari), vascelli (Ricard) e lanciarazzi (Dadi Prest), sormontati da mucche (Carne Simmenthal), matite (Presbitero), bottiglie (Liquore Strega Alberti, Corasoda), lamette da barba (Bolzano), teste di re (Carpano), orsi (Cordial Campari), ring con tanto di pugili in lotta (Carne in scatola Sadital) ed un leone vivo e ruggente (Metro Goldwin Meyer), oltre che muniti di altoparlanti, megafoni e scritte.

In quegli anni i giganti del settore erano le carrozzerie Fissore e Boneschi; il primo aveva ideato il furgone “Smacchiolina e Lustrino” con le due figure sul tetto insieme ai flaconi di liquidi magici montati nel retro della macchina. Fissore per il Liquore Strega aveva sistemato sul cielo del camioncino una graziosa strega che cavalcava la nota bottiglia. Progettò anche il veicolo pubblicitario della Durban’s. Boneschi realizzava invece auto per Chlorodont e Binaca, oltre che per Campari ed altri marchi.

Nell’agosto del 1950 a Sanremo si svolse un Concorso dell’Autoveicolo Pubblicitario Italiano.
Il Premio assoluto di eccellenza fu attribuito alla riproduzione della linea 21 di un tranvai milanese che da Piazza Fontana conduceva a Corso 22 marzo commissionato dalla ditta Campari a Zanaboni. Nell’auto pubblicitaria dell’Invernizzi appariva la riproduzione gigante della mucca Carolina. La Gavarry di Albissola per propagandare i suoi prodotti aveva fatto sistemare prosperose silhouette di donnine sul padiglione delle sue vetture. Visto il grande successo l’anno dopo ci fu la seconda edizione, ma parteciparono poche vetture e quelle che aderirono non portarono veicoli progettati come l’anno precedente, ma allestiti per mostrare il proprio “campionario”.

Nello stesso anno si svolse anche un Concorso Internazionale di Veicoli Pubblicitari a Bari vinto dal “Carro di Fuoco” della società Liquogas (realizzato su telaio Lancia Esatau dalla carrozzeria Fratelli Macchi, su disegno degli architetti Franco Campo e Carlo Graffi di Torino). Aveva dei pannelli ribaltabili che lo facevano sembrare un enorme insetto alieno. La struttura esterna era in leghe di alluminio, cristalli securit e plexiglas, con tante luci colorate tanto da non passare di certo inosservato di notte.

Dal 1952 al 1955 non si svolsero altri concorsi, l’ultimo fu nel 1956 a Riccione: con l’avvento della tv il fenomeno dell’auto pubblicitaria svanì e venne sostituito dal carosello. Inoltre l’automobile si avviò a divenire un oggetto comune del vivere quotidiano perdendo quell’aurea di eccezionalità e di sogno che ancora riviveva negli anni Cinquanta. Da leggere in merito il libro “La pubblicità mette le ruote” di Paolo Fissore discendente di una delle storiche carrozzerie piemontesi che allestiva i curiosi ed estroversi veicoli.

 

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