
E’ in corso la 106esima edizione del Giro d’Italia. Tutti pronti ad applaudire la volata dei ciclisti e della carovana di auto che li segue, tra sponsor e media.
Il fascino della Corsa Rosa è da sempre anche quello dell’equilibrio perfetto da raggiungere tra ciclisti in gara ed un incredibile numero di mezzi necessari per disciplinare la competizione, assistere gli atleti e le strategie dei team, ma anche offrire supporto medico e di ordine pubblico.
La carovana comprende non meno di 61 auto, cioè 12 vetture della direzione gara, 2 auto mediche, 3 della polizia e 44 delle squadre (ammiraglie e di supporto), a cui vanno aggiunti due furgoni che chiudono il convoglio come carri scopa, definiti così perché raccolgono gli atleti ritirati o infortunati in modo non serio.
E’ proprio la loro storia che vogliamo raccontare. Lungo le strade d’Italia c’è anche molta storia dello sviluppo della motorizzazione del nostro Paese. Dalla Fiat 1100 Tv “rivista e corretta” della squadra Gazzola, alla Bianchi S9 che seguiva – a volte anche a fatica – l’Airone, il campionissimo di Castellania Fausto Coppi, alle Alfa Romeo 1900. I tecnici di Arese, dopo aver eliminato il tetto, decisero di montare due grandi rollbar per proteggere gli occupanti in caso di ribaltamento. Sulla Giulia invece erano stati installati due grandi maniglioni esterni sopra al parabrezza che permettevano ai direttori di sporgersi al massimo per parlare all’orecchio dei campioni.
Se Enzo Biagi, nel 1946, seguì per il Giornale dell’Emilia il Giro su un‘umile Topolino, radio e tv di Stato sfoggiavano Fiat 1200 spider e 1400 «trasformabili», e poi le longeve Fiat 1800 berlina e giardinetta, col tetto scorrevole, che avrebbero trasportato anche Sergio Zavoli dieci anni dopo, in un’altra trasmissione innovativa e di grande successo: il Processo alla Tappa. Nel 1964 ci fu anche una Fiat 1200 carrozzata OSI, un disegno piuttosto moderno che anticipava un poco quello della Fulvia coupé. La carrozzeria di Torino ne fornì una decina alla televisione proprio per le riprese in esterni.
Ed oggi? Trionfa l’elettrico perché il mondo è cambiato. Ma “la passione per la bicicletta”, come canta in un suo storico pezzo Francesco De Gregori, quella è rimasta la stessa.