Autolavaggi, una storia tutta italiana 

21 Novembre 2023

autolavaggi storia

Ecco l’affascinante storia degli autolavaggi.
Come nelle “gas stations” americane dalla fine degli anni Venti, il lavaggio era offerto dai gestori delle stazioni di servizio. Ma come avveniva, all’epoca, il lavaggio delle auto? Oggi le modalità di lavoro delle stazioni di quel tempo ci paiono arretrate, spesso artigianali (si pensi che l’olio motore era conservato in bottiglie di vetro simili a quelle del latte!), ed anche il lavaggio non faceva eccezione. Lo spiega bene un articolo del 1931 sulla rivista del Touring “Le Vie d’Italia”. Esso “è un’operazione meno semplice di quel che si crede”; “fatta senza criterio, può recare danni notevoli”.

Nemica numero uno per il lavaggista, infatti, era la ruggine. In un’epoca in cui le automobili erano interamente di metallo, talvolta nemmeno trattato “coi recenti processi di inossidazione e cromazione”, un passaggio fondamentale era l’asciugatura. “Bisogna dunque saper lavare bene ed asciugare meglio”. Inutile dire che il lavoro era perlopiù manuale.

La prima stazione di servizio moderna in Italia aprì a Milano nel 1930. Sulla rivista “L’autoaccessorio” del marzo 1939 compare un lungo articolo sull’ultimo ritrovato della torinese Emanuel, che aveva da poco “ceduto ad una casa inglese la licenza di fabbricazione dei propri tunnel di lavaggio e concluso importanti accordi in Svizzera con Ford e General Motors”. In passato, spiega la rivista, “il lavaggio veniva effettuato semplicemente, innaffiando la vettura con un getto di acqua potabile a bassa pressione”. Poi arrivarono dall’America i ponti sollevatori, che permettevano la pulizia ed il grassaggio anche della parte sottostante della vettura.

Con l’arrivo “delle vetture a ruote indipendenti e super-abbassate”, tuttavia, il sollevamento delle auto era diventato più complesso. Si passò così al sistema del “tunnel di lavaggio a getti fissi”, quello in uso in America già nei primi anni ’30, che aveva permesso di facilitare le cose.
Un ulteriore passo avanti furono i getti mobili introdotti nel “tunnel” che permettevano un minore consumo di acqua. L’asciugatura dell’auto avveniva all’uscita ad opera del personale addetto. Nonostante queste innovazioni, forse complice la guerra, il lavaggio manuale delle auto sopravvisse ancora a lungo. Bisogna inoltre considerare che per un tunnel completo, con lavaggio, grassaggio, ecc., erano necessari spazi che non tutti gli impianti avevano a disposizione!

Proprio per questo stretto legame tra le operazioni di pulizia esterna ed oliatura dei componenti meccanici, nel dopoguerra furono ideati i cosiddetti “impianti centralizzati di lavaggio e grassaggio”. Una “soluzione indovinatissima” che permetteva di “concentrare in un unico mobile tutti gli attrezzi necessari” per le operazioni di lavaggio, asciugatura, lubrificazione e rifornimento dell’olio. L’attrezzo, presso il quale erano facilmente accessibili tutti gli strumenti, dotati di cavo arrotolabile con riavvolgimento automatico, permetteva di risparmiare tempo e spazio, garantendo un servizio migliore e più efficiente.

Sempre negli anni ’50 e ’60, la Emanuel mise in commercio il gruppo mobile per il lavaggio. Questa macchina compatta “occupa uno spazio ridottissimo”, “non richiede personale particolarmente addestrato”, poteva essere impiegato anche all’aperto ed addirittura, se “munito di gettoniera”, poteva fungere da self-service. Uno strumento, insomma, alla portata di tutti, ideale anche per gli impianti più piccoli, le officine, e perfino le autorimesse private!
Proprio in questi anni, iniziarono a diffondersi anche autolavaggi di nuova generazione, compatti ed efficienti. Alcuni erano dotati delle prime spazzole automatiche e permettevano di risparmiare spazio e di lavorare più velocemente. Uno di essi è conservato proprio al Museo Fisogni.

 

Richiedi Informazioni

Useremo questo numero per darti supporto