
Meno auto e più parcheggi. Negli anni Sessanta funzionava così nelle principali città italiane.
Napoli è sempre stata un caos automobilistico: anche quando le vetture erano un decimo di quelle attuali era comunque difficile trovare posto. Fu per questa ragione che fu regolamentato il parcheggio di Piazza del Plebiscito nel 1963, diventando addirittura poi stazionamento degli autobus negli anni Ottanta. Già ad inizio Novecento, però, erano presenti i taxi in piazza. Le dimensioni della stessa la resero, infatti, il più grande parcheggio pubblico di Napoli e dintorni. Era facilissimo perdere la propria auto in un mare di Fiat 500, 131 e 127 che, piccole piccole e dai colori uniformi, si somigliavano tutte fra loro. C’è chi racconta che le ricerche duravano anche più di un’ora! Solo nel 1994 Piazza del Plebiscito diventò area pedonale.
A Milano si poteva guidare e parcheggiare in Piazza del Duomo, Piazzetta Reale, Piazza della Scala. Anche la maggior parte dei parchi cittadini, Sempione e Lambro su tutti, erano quasi interamente accessibili alle auto. Nel 1969 vennero istituite le prime tre isole pedonali milanesi, nel 1977 furono pedonalizzate le carreggiate lungo i portici settentrionali e meridionali del Duomo e nel dicembre 1987 tutto Corso Vittorio Emanuele II si trasformò in zoan vietata alle auto.
A Torino Piazza San Carlo e Castello erano sostanzialmente grossi parcheggi ed aree di transito per automobili. Negli anni Sessanta Piazza Maggiore a Bologna era un enorme parcheggio.
Secondo l’Automobile Club d’Italia il 30 dicembre 1980 l’area del Colosseo a Roma divenne la prima isola pedonale d’Italia (anche se Siena chiuse Piazza del Campo nel 1962). Le auto, fino ad allora, circolavano e parcheggiavano a pochissima distanza dalle arcate di travertino, mentre i bus lasciavano i turisti nei pressi dell’entrata, emettendo gas di scarico che, nel tempo, avrebbero annerito buona parte della superficie del monumento. Nel 1981 divenne pedonale anche Piazza di Spagna.